lunedì 8 marzo 2010
sabato 6 marzo 2010
Quelli che hanno incontrato il Sole (aj)
Il nobile sapiente Molla Salmasi accompagnò l’allamah Bahrululum alla Mecca, riguardo a questo viaggio racconta: «Nonostante fossimo all’estero e lontano dalla famiglia, l’Allamah prestava il suo denaro a chi ne avesse bisogno, senza temere che potesse terminare. Alla fine restammo senza denaro e io lo feci presente all’Allamah. Egli non disse niente.
Era sua abitudine compiere il tawaf la mattina, poi si ritirava nella sua stanza e quindi impartiva lezioni ai suoi allievi in un’altra stanza.
Quel giorno, dopo essere tornato dal tawaf, si recò nella sua stanza; qualcuno bussò alla porta, egli stesso andò ad aprirla. Un nobile uomo arabo entrò ed entrambi si recarono nella stanza dell’Allamah. L’uomo rimase per un po’, parlarono insieme, quindi si alzò per congedarsi. L’Allamah lo accompagnò fino alla porta, gli baciò la mano e l’uomo uscì.
L’Allamah mi diede una lettera consegnatagli dal nobile arabo, dicendo: “Questa lettera è per un uomo che ha un negozio vicino al colle Safa, vai da lui e fatti dare quello che c’è scritto in questa lettera”. Io andai da quest’uomo, quando gli porsi la lettera, egli la baciò e mi disse: “Porta alcuni operai”.
Tornai con quattro operai e l’uomo ci diede rial francesi della quantità che questi operai potevano portare, quindi tornammo a casa.
Dopo un po’ di tempo mi recai di nuovo da quest’uomo, ma quando andai in quel luogo, mi resi conto che non c’erano né il negozio, né l’uomo. Chiesi a un passante che mi disse che non c’era mai stata una tal persona in quella zona.»
Era sua abitudine compiere il tawaf la mattina, poi si ritirava nella sua stanza e quindi impartiva lezioni ai suoi allievi in un’altra stanza.
Quel giorno, dopo essere tornato dal tawaf, si recò nella sua stanza; qualcuno bussò alla porta, egli stesso andò ad aprirla. Un nobile uomo arabo entrò ed entrambi si recarono nella stanza dell’Allamah. L’uomo rimase per un po’, parlarono insieme, quindi si alzò per congedarsi. L’Allamah lo accompagnò fino alla porta, gli baciò la mano e l’uomo uscì.
L’Allamah mi diede una lettera consegnatagli dal nobile arabo, dicendo: “Questa lettera è per un uomo che ha un negozio vicino al colle Safa, vai da lui e fatti dare quello che c’è scritto in questa lettera”. Io andai da quest’uomo, quando gli porsi la lettera, egli la baciò e mi disse: “Porta alcuni operai”.
Tornai con quattro operai e l’uomo ci diede rial francesi della quantità che questi operai potevano portare, quindi tornammo a casa.
Dopo un po’ di tempo mi recai di nuovo da quest’uomo, ma quando andai in quel luogo, mi resi conto che non c’erano né il negozio, né l’uomo. Chiesi a un passante che mi disse che non c’era mai stata una tal persona in quella zona.»
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Quelli che hanno incontrato il Sole (aj)
Questa è la nostra guida...
Dopo aver unito in matrimonio diverse coppie di giovani, tra cui anche il figlio del sottoscritto, la Guida Suprema diede i seguenti consigli agli sposi e alle spose: "Se voi portate a casa un oggetto inanimato e volete usarlo come utensile, non c'è bisogno che lo curiate, basta una pulitina ogni tanto. Se invece portate a casa una pianta viva, dovete curarla ogni giorno e prestare attenzione alla luce, all'acqua e all'aria di cui ha bisogno". Proseguì dicendo: "Voi state portando a casa un fiore vivo e dovete curarlo continuamente affinché non appassisca. Le signore spose devono prendersi cura degli sposi e dedicarsi a loro, e anche i signori sposi devono prendersi cura delle spose e trattarle gentilmente" .
(Hojjatul-islam wal-muslimin Seyyed Alì Hosseyni, Teheran)
giovedì 4 marzo 2010
In occasione della nascita del profeta Muhammad (s) e dell'imam Sadiq (a)
Un uomo andò dal Profeta (s) e, mentre tremava, si mise a parlare con lui, quindi il Profeta (s) gli disse: "Stai tranquillo, io non sono un re. Io sono il figlio di una donna che mangiava carne secca conservata col sale". Sunan ibn Majah 2/1101/3312
L'imam Baqir (a) disse: "Il Messaggero di Dio (s) mangiava come un servo, si sedeva come un servo; mangiava e dormiva per terra". al-Mahasin 2/244/1759
mercoledì 3 marzo 2010
martedì 2 marzo 2010
Storia di un vero muntazir: Shahid Seyyed Mohammad Hosseyni Beheshti (7)
Uno dei suoi figli racconta: "Prima della Rivoluzione Islamica per tutto il giorno e dopo la Rivoluzione per metà giornata, il venerdì era a nostra disposizione. Anche se le più importanti personalità politiche straniere chiedevano di incontrarlo in quel giorno, diceva che il venerdì non poteva perchè si dedicava alla famiglia, doveva dettare ai suoi figli e aiutarli negli studi, a meno che non fosse l'Imam a ordinarglielo. Il venerdì con lui ci dedicavamo ad ogni tipo di attività: dal giardinaggio al gioco nel cortile".

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